Il giusto mix di sé: Facebook per il personal branding

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Per Jolanda Facebook è stato la naturale deriva della sua presenza web, nata con filastrocche.it, che l’ha vista protagonista di tante iniziative e che è stato anche l’incipit del successo di FattoreMamma, l’agenzia che dirige insieme al marito, come ci raccontava nella sua intervista. Le abbiamo chiesto qualcosa di più sul suo uso quotidiano di Facebook e di cosa voglia dire per lei oggi comunicare anche su Facebook.

“Chi mi conosce sa che negli ultimi tempi qualcosa è cambiato ma agli inizi per me – come per molti altri – Facebook è stato aperto per gioco. Non conoscevo la piattaforma, non immaginavo cosa sarebbe potuto diventare e, come tutti i luoghi ignoti, c’era un po’ quello stato dall’allerta del tipo <<oddio chissà cosa succede e chi ci incontri, meglio andarci cauti!>>. Oggi è una piattaforma che uso per parlare di me a tutto tondo e che uso per le mie pagine aziendali oltre che per gestire la presenza dei clienti che seguiamo in agenzia.

Cosa è cambiato rispetto al mio uso di Facebook e il mio personal brand? Usavo la foto della Sirenetta al posto della mia foto profilo e su molti account social personali usavo il nome di Filastrocche al posto che mettere il mio. Poi, parlando con persone che stimo e che lavorano nell’ambito del digitale mi sono convinta sempre più dell’importanza di metterci la faccia e di usare il mio nome. Come dice Luigi Centenaro nella sua intervista introduttiva il Personal Branding è un tema di contenuto, di visibilità e di credibilità. Il mio nome deve essere una garanzia per chi si rivolge a me come professionista e oggi non sono più identificabile solo con il progetto Filastrocche, era giusto dare più spazio a me come persona e usare al meglio il mio profilo anche in rappresentanza della agenzia, come brand ambassador. Così anche su Twitter ho distinto i due canali, Jolanda da una parte e Filastrocche dall’altra. Resta Instagram in cui invece ammetto di aver lasciato nome di filastrocche.

Il consiglio che mi sentirei di dare alle persone – e che do quotidianamente a chi me lo chiede – è quello di trovare il proprio giusto mix per usare Facebook in modo che rappresenti realmente noi stessi.  Io parlo della mia dimensione più privata di mamma di tre figli, dei progetti e delle cause che sostengo, di ciò che mi piace fare e che mi fa riflettere, e qualche volta condivido anche iniziative legate a Fattore Mamma. Non programmo le mie uscite personali, che sono proprio la normale rappresentazione della mia giornata. A volte mi chiedono se anche la rassegna stampa della mamme (in cui fotografo e commento gli articoli estratti dal giornale che leggo) sia programmata: macché. Di programmato c’è solo che mi fiondo al bar delle mamme dopo aver accompagnato i figli a scuola e poiché tutti mi aspettano e sanno che lo faccio anche per sfogliare il giornale, mi segnalano gli articoli migliori che poi propongo sulla mia pagina. Il 90% dei contenuti che condivido sono pubblici, aperti cioè a tutti coloro che seguono il mio profilo. Posto foto dei miei figli ma ci rifletto sempre. Una volta ho pubblicato un video della mia bimba più piccola, che a due anni era protagonista di uno sketch evidentemente ironico. Dai commenti ho capito che non era per tutti così evidente. Mi son chiesta se lei da grande avrebbe apprezzato e quindi ho deciso di non farlo più e penso molto bene ai contenuti che pubblico su di loro, soprattutto rispetto ai più grandi che non vogliono essere coinvolti, prima di farlo.

Per lavoro valuto anche i profili di nuove collaboratrici da fare entrare nella rete di Fattore Mamma e quello che osservo con attenzione è la coerenza con quanto scrivono nei loro blog e quanto condividono nella loro quotidianità. Da quello che scrivi e da come lo scrivi emerge il tuo comportamento: sono assolutamente aperta ai confronti e alle critiche costruttive. Vuoi dire quello che pensi? Bene! Non ti piaccio? Perfetto, non si può piacere a tutti. Ma non mi piace leggere status di persone che tentano di imporre semplicemente la loro visione, evviva il confronto!

Fare rete online mi ha permesso di ampliare molto il mio lavoro, di conoscere persone per la loro dimensione privata che poi sono diventati clienti una volta che hanno saputo di cosa mi occupavo per lavoro, e viceversa. Insomma, proprio quello che mi succede con le mamme al baretto della scuola la mattina, solo con una potenzialità di diffusione un po’ più ampia.”

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