Personal Branding? Contenuto, visibilità, credibilità e dire più NO.

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Per aiutare tutte le partecipanti a She Factor a conoscere meglio il mondo del Personal Branding, abbiamo intervistato Luigi Centenaro, uno dei due giudici del progetto.

Francesca: Chi sei? Qual è il tuo ruolo? Di cosa ti occupi?

Luigi. Mi occupo da anni di Personal Branding e per semplificarne l’apprendimento ho ideato il  Personal Branding Canvas, un metodo pratico e visuale per fare strategia in maniera coerente e autentica, senza dover avere per forza complesse competenze di marketing. Sono anche co-autore del volume Personal Branding (HOEPLI e Il Sole 24 Ore) e fondatore di PersonalBranding.it, il sito italiano interamente dedicato al Personal Branding.

F. Ci racconti qual è il percorso che ti ha portato a rivestire il tuo attuale ruolo?

L. La spinta principale del cambiamento è arrivata dalla mia esperienza nelle multinazionali: ho avuto a che fare con molti stranieri che usavano tattiche di Personal Branding già nei primi anni del 2000. Ho capito presto (e a mie spese) che essere bravi non è più sufficiente, e che con Internet il mondo del lavoro sarebbe completamente cambiato. Ho deciso di studiare business coaching per sviluppare un background su più piani: branding, tecnologia, internet marketing, e negli ultimi anni anche nel Design Thinking (l’approccio da cui nasce il mio metodo).

F. Sei (o sei stato) impegnato sul piano politico/sociale? Che cause sostieni/hai sostenuto e con che ruolo?

L. Anche se ho aiutato alcuni politici che stimavo, non mi sono mai occupato direttamente di politica. Faccio, invece, piccoli finanziamenti a progetti di privati (amici e conoscenti) e amo contribuire con delle iniziative allo sviluppo del territorio e delle persone del luogo in cui vivo, Cernusco sul Naviglio (MI).

F. “Il Personal Brand è ciò che gli altri dicono di te”. Chi ti conosce bene quali 3 parole chiave usa per descriverti?

L. Grazie di non aver indicato se parole positive o negative! Scherzi a parte, sono sempre molto interessato a quello che gli altri dicono di me (ma anche a quello che pensano e non dicono). Ultimamente mi sono sentito dire “pulito”, “diretto” e “credibile”. Da questa visione prettamente reputazionale del Personal Branding, emerge un apprendimento importante: bisogna stare sempre attenti a ciò che gli altri dicono di noi e capire se è in linea con i nostri obiettivi. Talvolta tendiamo a seguire, invece, i vecchi luoghi comuni tipo: non occuparti di ciò che dicono gli altri di te, parlare di sé non è buona educazione, se fai le cose per bene prima o poi qualcuno si accorgerà di te. Certo.

F. Ci racconti un’occasione in cui il Personal Branding e la tua attività in rete ti hanno portato opportunità/valore?

L. Vorrei precisare che il Personal Branding è un approccio di per sé indipendente da Internet: prima di preoccuparsi di saper usare LinkedIn, sarebbe opportuno preoccuparsi di avere un senso per il proprio “mercato”, partendo, perché no, anche dall’offline. Tornando, quindi, alla domanda: TUTTA la mia attività dipende da quello che faccio per sviluppare il mio Personal Brand. Dagli eventi, alle iniziative, alle pubblicazioni fino a quello che faccio online. Ad esempio, quando ho pubblicato su Twitter le foto di una mia lezione in Università, una nota assicurazione le ha notate e mi ha chiesto un programma molto simile per i suoi agenti. Credo che contenuti, visibilità e credibilità debbano viaggiare sempre insieme.

F. Donne e Personal Branding, dicci la tua

L. Ho avuto più volte occasione di riflettere su questo argomento, sia come consulente che come docente per Talent Donna e alcuni corsi della Business School de Il Sole 24 Ore o come relatore per un recente evento di IBM e per la Fondazione Bellisario. Penso di poter dire con cognizione di causa che non vedo nessuna differenza tra uomini e donne rispetto alla potenzialità di fare Personal Branding. C’è invece un problema culturale, un tema di attese sia su di sé che da parte della società. Inutile negarlo. Su ciò mi ha aperto gli occhi prima di tutto mia moglie Lara, sempre in trincea tra azienda e famiglia e poi la preziosa Monica D’Ascenzo, quando mi ha mostrato questo video illuminante.

Quale soluzione? Cultura e azione. Iniziative come She Factor possono contribuire. C’è davvero un movimento importante su questo in atto in Italia secondo me.

F. Qual è il tuo buon proposito di Personal Branding per il 2015?

L: Dire di no più spesso…che è il vero segreto del Personal Branding!

F: Un consiglio concreto?

L. Mi preme offrire qui il mio punto di vista su una vivace discussione emersa all’interno del gruppo Facebook a valle della mia domanda “che cosa significa per voi sapersi valorizzare?”. Per me è un tema importantissimo e ho imparato molto leggendo i vari contributi. Moltissime delle risposte hanno posto l’attenzione sul sé, sul saper valutare i propri punti di forza e/o rivedere i punti di debolezza in ottica positiva, così come migliorare la propria autostima. Corretto! Un’ ulteriore accezione del “sapersi valorizzare” richiede un cambio di prospettiva. Non solo su se stessi, ma su un attore altrettanto importante: il cliente. Per cliente intendo collaboratori e capi, se siete manager o professional in azienda o il cliente finale se siete imprenditrici, artigiane o professioniste. Il “cliente”  determina il nostro valore sulla base dei PROBLEMI che risolviamo e dei BISOGNI e DESIDERI che soddisfiamo e di fronte a quello che gli offriamo si fa inconsciamente la domanda: “e quindi?”. Ecco che saper comunicare bene la risposta a quella domanda è, secondo me, un ottimo modo di sapersi valorizzare!

Soprattutto se dimostriamo di saperlo fare, magari anche online, come suggerisce Paola nella sua intervista.

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3 comments on “Personal Branding? Contenuto, visibilità, credibilità e dire più NO.

  1. sabina scrive:

    Sono d’accordo con Giovanna. Certe volte mi sono pentita di aver accettato degli inviti su linkedin, giusto per far “cassa” e alzare il numero delle connessioni. Poi ho realizzato che un buon quarto delle persone con mi ero “linkata” si sono rivelate non in linea con il network che avrei voluto creare.
    Adesso seleziono con più “cura” le “invitations” e dò più importanza alla qualità che alla quantità

  2. anna lisa scrive:

    Il video a mio avviso è spettacolare e soprattutto motivazionale. Grazie per il contributo.

  3. Giovanna scrive:

    Ho avuto la fortuna di conoscere Luigi Centenaro in uno dei suoi corsi e buona parte dei suoi pensieri e suggerimenti mi sono rimasti impressi nel tempo. Spesso, spinti dall’energia, spingiamo il pedale e scriviamo, pubblichiamo foto, materiali, accettiamo “amicizie” di chiunque pur di sfondare il tetto nel numero di amici dimenticando che è il mondo di cui facciamo parte che ci rappresenta. A volte arriva il momento di dire no anche alle frequentazioni. Se non ci piaciono evidentemente non ci appartengono al nostro modo di pensare ne si avvicinano a ciò che vorremmo “essere” o “apparire”.
    Il “no” è un ottima opzione di libertà. Nella vita reale quanto in quella virtuale.

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