Immagine (online e offline) e Personal Branding

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Il personal branding si trasmette anche attraverso la nostra immagine online e offline? Abbiamo chiesto a due consulenti di immagine con una ricca presenza in rete di darci qualche chiarimento e consiglio in termini di immagine e di Personal Branding, in questa intervista doppia.

Chi sei e di cosa ti occupi?

Anna Turcato: sono specializzata in moda e cool hunting. Sono consulente d’immagine e formatrice nel campo dell’immagine e dello stile, aiuto le persone a rendere la loro immagine un biglietto da visita coerente con il messaggio che intendono proporre. Mi appassiona spiegare il legame sempre più importante tra immagine e personal brand dalla foto profilo all’appuntamento faccia a faccia. Mi definiscono: creativa, empatica e paziente.

Stefania Fornoni: sono Consulente d’Immagine e Personal Stylist, certificata AICI FLC. Il mio lavoro è anche la mia passione: una professione impegnativa ed articolata che richiede flessibilità, aggiornamento continuo e, ovviamente, presenza coordinata online e offline. Ho sviluppato sinergie con operatori nel campo del life coaching e delle HR: il mio lavoro è complementare al loro, ed aiuta a massimizzare la crescita personale e professionale delle persone. Tre parole chiave? Eleganza, Equilibrio e senso Estetico.

Quanto conta l’immagine offline e online?

 A: L’immagine è il nostro primo biglietto da visita: è scientificamente provato che nei primi secondi di conoscenza le persone si fanno una idea pregiudiziale di noi e questa idea passa prima di tutto dall’immagine. Una immagine coerente con il messaggio che vogliamo proporre lo rafforza, al contrario invece potrebbe esserci una distonia difficile da superare con una “seconda impressione”. L’immagine sbagliata potrebbe anche ritorcersi contro di noi e il nostro lavoro. L’immagine coerente deve passare da fuori a dentro la rete. Vestirsi quindi è una scelta consapevole. Non credo a coloro che dicono “la mattina mi metto quello che capita”. Anche un comportamento del genere, cioè non scegliere, è di fatto una scelta. Un’immagine curata porta il mio interlocutore ad associare a me l’idea di cura dei dettagli anche in ambito lavorativo. Impara a far parlare la tua immagine e lei parlerà benissimo di te, come dico qui.

S: Sia online che offline dobbiamo ‘piacere’ a chi si imbatte in noi o nel nostro profilo, ovvero catturare l’attenzione, ispirare fiducia, apparire credibili e coerenti con ciò che dichiariamo di essere.  Forme, colori, linguaggio del corpo sono gli strumenti attraverso i quali la nostra immagine racconta chi siamo, dice agli altri cosa sappiamo fare, parla della nostra personalità e del nostro carattere. Compito della Consulente d’Immagine è capire se il come appare la persona riflette ciò che essa vuole comunicare di sé, ed aiutarla di conseguenza in modo che non vi siano fraintendimenti o valutazioni errate della persona stessa. L’immagine non può essere un guscio estraneo al contenuto, anzi, lo deve in qualche maniera anticipare.

Quale è il rapporto tra il personal brand e l’immagine?

A: Se curare il nostro personal brand significa curare noi stessi come se fossimo una marca, un’azienda, l’obiettivo è quello di farsi scegliere dallo scaffale. Se non mostriamo la nostra diversità positiva, nessuno ci noterà. E questa si dimostra in prima battuta con l’immagine. Questo vuol dire proporci attraverso l’immagine in maniera autentica e originale, interpretando la moda con la nostra personalità. La chiavi che uniscono personal brand e immagine, secondo me, sono originalità, autenticità, consapevolezza, valore e soprattutto coerenza. Se sei coerente anche sui social network, gestendo con la tua immagine un racconto uniforme la personalità sarà più riconoscibile e ricordata.

S: Il rapporto è ovviamente molto stretto: non basta essere un buon prodotto, bisogna essere percepiti come tali, da chiunque ci cerchi, e dovunque si trovino informazioni su di noi. Come professionista presente sul web in modo piuttosto esteso, ho visto che l’aver saputo dire dei bei no ha giovato al mio branding: no ai link sponsorizzati, no alle pubblicità all’interno del mio sito, no a collaborazioni con persone dal profilo professionale poco chiaro, no a svendere il know how in cambio di visibilità. Inoltre, restando in tema web, curo la mia presenza sui vari social (e solo con quelli che ritengo utili per la mia attività) con un’impronta diversa, affinché sia coerente con il tipo di audience e con la filosofia del social stesso.

Quanto è importante in questo periodo storico?

 A: Lavorare sulla propria immagine in modo tale che racconti il meglio di noi fin dal primo approccio può essere un elemento vincente nella nostra strategia. Pensiamo proprio alle aziende che ad un certo punto hanno capito che bisognava metterci la faccia per essere più credibili e hanno fatto scendere in pista i fondatori: Giovanni Rana con il suo volto rassicurante per esempio o il cambiamento di rotta di Banca Mediolanum con il passaggio di testimone dal padre al figlio, anche nelle pubblicità.

S:  Viviamo in un’epoca veloce e bulimica: le immagini sono il fulcro di tutta la nostra comunicazione, le parole ridotte all’osso, i testi sempre più abbreviati. Importanti e prioritari sono i contenuti ma non possiamo negare che oggi più che mai curare la propria immagine sia strategico. Abbigliamento, postura, ma anche buone maniere. A che serve essere ben vestiti se manca l’eleganza dei modi? A che serve avere un bel profilo online per poi intervenire in modo disarticolato e brutale nei post in rete? Il rispetto, di sé e degli altri, è un ingrediente che sicuramente arricchisce il nostro Branding.

Facci un esempio in cui il cambio di immagine è stato fondamentale per cambiare il personal brand:

A:  Cito spesso il caso di Margaret Thatcher: la Lady di Ferro è stata seguita da consulenti d’immagine prima di essere eletta. Il suo aspetto da signora inglese della media borghesia, creduto il suo punto debole, sarebbe stato il suo cavallo vincente. Quindi via libera alle perle e a quella pettinatura molto gonfiata, così tipicamente british. Tra le mie clienti invece penso ad una giovane manager che lavorava nel mondo del turismo per una grande catena di hotel ed era abituata alla divisa. Questo le aveva condizionato il modo di intendere lo stile, si sentiva a suo agio con la divisa e quando ha cambiato lavoro, andando a ricoprire un ruolo manageriale in una catena di outlet del fashion, si sentiva a disagio per il nuovo abbigliamento da dover indossare (capi fashion ed estrosi, possibilmente dell’outlet). Abbiamo lavorato insieme per creare una divisa fashion che la facesse sentire a suo agio ma che potesse indossare agevolmente nel nuovo ambiente di lavoro senza sentirsi fuori luogo.

S: Tra le mie clienti ricordo il caso di una ragazza molto in gamba che d’abitudine in azienda vestiva in modo estremamente sportivo e poco femminile, e per quanto desiderasse acquisire ruoli di maggior responsabilità, l’azienda per cui lavorava non le aveva ancora offerto alcuna opportunità. L’incontro con questa ragazza mi ha colpito perché si trattava di fare un vero cambio d’immagine, facendo evolvere il suo look  ‘da adolescente’ ad un look da ‘giovane donna consapevole e determinata’. Questo ha comportato sicuramente un lavoro sul guardaroba e sulla sua postura (pensate a come può una donna comunicare sicurezza e assertività camminando in modo goffo su un paio di tacchi!). L’abbigliamento ed il lavoro sulla postura l’hanno aiutata a sentirsi più sicura e soprattutto l’azienda ha cominciato a vederla con un occhio diverso, e infatti dopo un certo periodo si verificato ciò che si sperava: è stata promossa!

Occorre cambiare la nostra immagine per essere vincenti?

A: Assolutamente no, anzi proprio il contrario. Se l’immagine che ci costruiamo addosso non corrisponde realmente a noi e ai nostri valori, non è coerente, prima o poi verremo smascherati. Per essere vincenti occorre trovare una immagine che mostri il meglio di noi stessi, non altro da noi. In questo gioca un ruolo fondamentale la consapevolezza di noi e dei nostri punti forti e deboli. Bisogna imparare a guardarci con sincerità e indulgenza e partire da quello che abbiamo già.

S: L’importante è che la persona anche nel cambiamento sia sé stessa, ma in meglio. Chi si nasconde dietro capi anonimi e impersonali o che si agghinda in modo eccessivo rappresentano due facce della stessa medaglia: insicurezza, poca fiducia in sé stessi, paura della propria autenticità. Trovare il giusto mix di abbigliamento e personalizzazione permette al singolo di esprimersi in modo più autentico e consapevole. Consapevolezza di chi si è, di come ci si sente, del traguardo che si vuole raggiungere, e di quali mezzi si dispone per arrivare a quel traguardo facilmente e senza frustrazioni.

Come trovare l’immagine giusta per me?

A: L’immagine giusta è quella che riusciamo a vestire senza giustapposizioni, e svela il meglio di noi stessi fin dal primo approccio con l’altro. Anche solo attraverso un dettaglio. Per trovare la perfetta combinazione occorre partire da sé. Un modo è iniziare da un dettaglio, un colore che amiamo particolarmente e in cui ci rivediamo, un capo di abbigliamento a cui non rinunciamo mai, a volte anche quello che potrebbe considerarsi una sfortuna o un difetto può aiutarci a trovare il nostro tratto distintivo. Freddy Mercury si era fatto crescere i famosi baffi per nascondere i dentoni,  Coco Chanel aveva cominciato a portare quel taglio corto che fece scuola dopo esserci bruciata inavvertitamente i capelli sul fornello. Un tratto distintivo che si ripete avrà più probabilità di venire ricordato.

S:  Io parto sempre da un approccio metodologico, applicato alla morfologia del corpo e delle caratteristiche cromatiche della persona. Se ignoro quelle, il risultato finale non sarà mai soddisfacente al 100%. Poi valuto il carattere, il gusto personale, il lifestyle, la professione. Ad esempio una mia cliente, che di recente ha completamente cambiato settore lavorativo passando dalla consulenza fiscale all’home décor, ha avuto bisogno di essere accompagnata nel cambio di look per far emergere il lato più creativo ed eclettico della sua personalità anche attraverso l’abbigliamento ed il suo hairstyle. Ed i risultati sono stati davvero gratificanti!

La nostra immagine in rete quanto conta?

A: Sempre di più in rete vengono usate le immagini per comunicare. In più siamo tutti online, anche quando non ce lo aspettiamo e veniamo taggati in foto di altri. Il nostro personal brand deve essere confermato da come ci mostriamo agli appuntamenti ai clienti, nel posto di lavoro ma anche attraverso la nostra foto profilo e le foto che sono in giro per la rete di noi. Un tag a tradimento potrebbe costarci anche il posto di lavoro. Non è un segreto che ormai le risorse umane delle aziende prima di convocare i candidati danno una scorsa alle loro foto in rete (e non solo su Linkedin). La nostra immagine in rete deve aiutarci a proporre il nostro personal brand in maniera coerente.

S: Posso dare un mio parere da navigatrice del web: quello che noto delle persone che vedo (e magari incrociando anche ciò che so di loro avendole conosciute) è la tendenza a crearsi un’immagine troppo virtuale, finta, idealizzata. Per me ciò che deve trasparire dall’immagine sul web deve rispecchiare, almeno in larga parte, la persona stessa. Troppi artifici, troppi ‘copia-e-incolla’, o informazioni nebulose, siti generici, foto dozzinali, hanno un impatto negativo. Così come può essere svilente crearsi un mondo da maliziosa adolescente tra pasticcini, scarpe tacco 12 e cagnolino d’ordinanza se poi hai una maturità che può emergere ed essere valorizzata con contenuti di maggior spessore.

Consigli per la perfetta foto profilo?

A:  La foto profilo deve farci riconoscere. Non è necessario il sorriso se non siamo persone sorridenti. Ricordiamoci però che molto spesso quella foto appare con tutti i nostri commenti e influenza la percezione di noi. Un viso “arrabbiato” darà un tono negativo a quello che scriviamo. No alla foto di coppia, no a quelle con i bambini, no agli occhiali da sole. Altre cose le ho dette qui.

S: Una cosa che secondo me sarebbe da evitare è la posa con la “boccuccia a cuore”, tipico selfie da teenager, abusato e spesso patetico se poco aderente alla realtà. Io sono per il sorriso ed un viso curato: così come accoglieresti in casa tua le persone.

Perché rivolgersi ad un consulente d’immagine?

A: Non è facile trovare i colori e le forme giuste in grado di valorizzarci. Un bravo consulente d’immagine fa emergere attraverso il ragionamento su di sé, ad ampio spettro, la consapevolezza che si traduce in una immagine, in uno stile, in un tratto visivo distintivo (a volte completamente inaspettato). Tutto sta nella capacità di stimolare riflessione, nel porre le giuste domande e nel dare le chiavi per unire tutti i puntini che alla fine costituiscono il quadro e la figura del consulente d’immagine serve proprio per accompagnare questa epifania.

S: Nella maggior parte dei casi le donne che mi contattano hanno proprio la necessità (se non la volontà) di rimettersi in gioco: intervenire sulla propria immagine per l’età che cambia, per la paura di finire in subordine rispetto alle incombenze quotidiane (ad esempio le neo-mamme), per valorizzarsi fisicamente, per uscire dagli schemi imposti dalla famiglia, o anche solo per darsi una bella sferzata di gratificazione ed autostima.

 

Se dovessi consigliare ad una donna di farsi seguire da una consulente cosa le diresti di verificare/pretendere?

 A: La moda è una materia serissima. È un potente mezzo espressivo che racconta chi siamo e anche l’epoca che stiamo vivendo. La moda registra l’umore dei tempi con i suoi cambiamenti e deve essere oggetto di studio serissimo. Moda non è seguire le tendenze. Moda e tendenze sono due cose completamente diverse. Con la moda ci si esprime. Nel nostro mestiere è pieno di improvvisati. Donne che siccome sono brave a consigliare i look per le serate alle amiche decidono di essere delle consulenti d’immagine. Il nostro è un lavoro molto complesso con un impatto molto importante sulla percezione del sé. E non può trascendere da serietà, competenza e conoscenza del settore moda. Informati su chi lavorerà con te e su di te e, se tutto è in ordine, vai a pelle. Coloro che scelgono di lavorare con me spesso mi dicono: non sopporterei mai che qualcuno mi dica come devo vestirmi e acconciarmi per avere stile. E hanno ragione. Il bravo consulente d’immagine ti porta a trovare la tua immagine lavorando strategicamente su di te.

S: Ovviamente di guardare il suo google cv ! E poi leggere la sua storia e le sue esperienze ed il lavori degli ultimi anni, per capirne le specifiche aree, vedere quanto è aggiornato, quali siti rimandano il suo nome. Molto spesso dietro la denominazione ‘Consulente d’Immagine’ si celano professionisti improvvisati, o provenienti da altre aree ma senza una specifica preparazione. Inoltre dovrebbe verificare il metodo di lavoro: la consulenza d’immagine richiede sì una grande flessibilità e creatività, ma non può prescindere da un approccio metodico, che permette di essere obiettivi e lavorare al meglio sulle persone. Io starei alla larga da un consulente che mi detta un decalogo di cose da fare senza riuscire a spiegarmele o declinarle sulle mie necessità o su come mi sento io.

Secondo te cosa non può mancare nell’armadio di una donna?

A: Non c’è un capo d’abbigliamento in particolare che mi sento di dare per irrinunciabile. Certo consiglio di ricordarsi che con la moda si può anche giocare, specialmente con gli accessori, e che i colori ci illuminano in un modo che il confortevole all black non riesce a fare. Inoltre femminilità non è sinonimo di mancanza di credibilità.

S: Non può mancare un abito che ci faccia apparire belle con poco sforzo. E per ciascuna morfologia corporea questo abito c’è, come ho scritto nel mio articolo intitolato ‘Elogio dell’Abitino’.

Qual è il tuo proposito di personal branding per il 2015?

A: Il mio proposito per il 2015 è quello di continuare con la formazione e di imparare a dire di no a clienti e progetti che non sento rappresentano la mia immagine al 100%.

S: Vorrei dare una risposta in controtendenza e dire che per il 2015 dovrei trovare un nuovo equilibrio per seguire il mio branding online ma anche … la famiglia!

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4 comments on “Immagine (online e offline) e Personal Branding

  1. Molto bello l’articolo, soprattutto mi piace l’idea dell’immagine di noi stessi, non contraffatta.
    Come ci muoviamo, come gesticoliamo, cosa diciamo rappresenta il nostro Io che deve essere Vero e non falso. E il mio look ? Bella domanda! A volte mi accorgo che nelle giornate uggiose o quando sono di malumore non riesco a prendermi del tempo per scegliere come vestirmi o come gestire i miei capelli: questo risulta controproducente durante la giornata di lavoro perchè a livello sottile non mi sento a mio agio e questo traspare immediatamente agli occhi del mio cliente.
    Consulente d’immagine ? Ben venga !!!
    Grazie

  2. Tiziana Etoschi scrive:

    Mi è piaciuto molto questo articolo e capita in un momento di cambiamento per me in cui sento molto l’esigenza che la mia immagine sia coerente con chi sono oggi.
    Grazie Anna e Stefania e a #SheFactor che mi ha permesso di conoscerle.
    Una nuova lezione imparata anche oggi!

  3. Patrizia scrive:

    Bellissima questa intervista e brave le due professioniste, che dimostrano con risposte intelligenti che l’abbigliarsi non è una frivolezza, e soprattutto che la consulenza d’immagine è materia seria. La consulenza è un ambito della mia professione, e richiede doti empatiche ma anche conoscenza di aspetti di psicologia. La psicologia della moda non è ancora oggetto di studio, ma è un aspetto che concorre allo sviluppo armonico dell’individuo e all’acquisizione di consapevolezza.

    1. ciao Patrizia grazie per il tuo commento. L’intervista è stato un momento molto interessante e stimolante anche per noi che ci siamo trovate a dare risposte con tagli diversi ma entrambe convergenti con i concetti di valorizzazione, coerenza, consapevolezza. Che poi sono alla base di tante scelte, non solo nell’abbigliamento e nell’immagine!

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